lunedì 15 dicembre 2008

FORZA, OGM!


di Andrea Bertaglio, da http://www.decrescitafelice.it/
Tra le tante scelte infelici per il popolo italiano che questo governo sta portando avanti o cercando di attuare in modi più o meno leciti e coerenti, ce ne sono alcune che mettono più in apprensione di altre. La corruzione e le condanne dei nostri parlamentari, infatti, sono bazzecole in confronto a tunnel in montagne piene di amianto per linee ferroviarie che in realtà non servono, ponti giganteschi in zone sismiche o, peggio ancora, centrali nucleari, le quali produrrebbero tonnellate di scorie che rimangono radioattive per decine di migliaia di anni. In un paese, poi, in cui non si è nemmeno in grado di gestire i rifiuti “normali”, o non si vuole esserlo per portare l’opinione pubblica ad accettare una volta per tutte la truffa degli inceneritori. Al di là di queste inquietanti tematiche, ce n’è un’altra che i nostri rappresentanti (o presunti tali) non solo italiani, ma in questo caso anche europei, sono pronti ad imporci: gli alimenti geneticamente modificati. Prima che si dica che questo è un altro benevolo modo per (provare a) far crescere l’economia, o ancor peggio per sconfiggere la fame nel mondo (favola già raccontata negli anni sessanta con la “Rivoluzione verde”; e si è visto in che modo ha sconfitto la fame), è bene precisare che questo affare, che a quanto pare frutterà 700 milioni di euro solo nei primi due anni, non coinvolgerà affatto delle imprese nostrane. A spartirsi la torta saranno infatti i soliti quattro noti dell’OGM multinazionale: Monsanto, Bayer, Syngenta e la Pioneer del gruppo Dupont. In pratica uno fra i più potenti pacchetti di mischia del lobbismo mondiale (1).Stando anche a quanto ha affermato poche settimane fa Carlo Petrini in un suo articolo su Repubblica, - la Commissione europea, ignorando clamorosamente il voto del Parlamento, insieme a tutte le richieste del mondo del biologico, ha deciso che la soglia di contaminazione accidentale da Ogm tollerata, al di sotto della quale continua ad essere lecito etichettare come biologici gli alimenti contaminati, diventava quella dello 0,9 esattamente come avviene per i prodotti dell’agricoltura convenzionale. Si chiedeva, invece, che la soglia, per il biologico, fosse molto più bassa (0,1), in modo da poter continuare a garantire al consumatore la sostanziale non presenza di organismi transgenici -. Quindi - Dal 1° gennaio 2009 l’equazione biologico = non transgenico non sarà più vera. Tra le poche certezze che abbiamo - scrive giustamente il presidente di Slow Food - c’è il fatto che l’agricoltura biologica non ammette organismi geneticamente modificati. In un mondo fatto di etichette scritte in caratteri minuscoli, di difficoltà a tracciare la filiera dei prodotti che si acquistano, di origini ignorate, sempre di più sono i consumatori che dicono: compro biologico così so cosa mangio. Sembra una certezza acquisita, e invece ha una data di scadenza: il 31 dicembre prossimo.- (2)Oltre al fastidio di ricevere ancora una volta imposizioni da persone che nessuno conosce e nessuno ha votato, c’è da considerare il fatto che siamo il Paese che ha più da perdere in questa vicenda, visto che siamo i primi produttori di cibi biologici in Europa (i tedeschi ne sono invece i primi acquirenti), e visto che l’agricoltura biologica richiama nuova forza lavoro nelle campagne, svuotate da anni di agricoltura industriale e dalla conseguente chiusura di decine di migliaia di aziende agricole (3). E allora perché non posso essere libero io, cittadino italiano ed europeo che non vuole niente che sia entrato in contatto con o che sia stato “contaminato” da Ogm, di avere il mio piatto contenente solo cibi naturali? Dov’è la democrazia, se non so nemmeno chi prende decisioni su argomenti così delicati, senza ovviamente che mi abbia interpellato? E poi vorrei capire, perché qui il mio governo, sempre così attento a difendere l’italianitá e gli interessi delle nostre aziende, non fa minaccia di “veto”? Lasciando perdere per un momento gli eurocrati di Bruxelles, infatti, vorrei ricordare che, dopo la recente trovata dell’articolo 29 del piano anti-crisi e l’ennesima brutta figura per la minaccia di veto alle politiche comunitarie riguardanti le emissioni di gas serra, in cui (chiedo scusa se mi ripeto, ma più ci penso più mi sembra assurdo) il nostro governo ed i suoi amici sono andati blaterando che ciò sarebbe penalizzante per le nostre imprese, come se risparmiare energia determinasse una perdita di denaro, nessuno sta invece aprendo bocca sul fatto che con questa decisione si sta di fatto compromettendo l’attività di moltissimi piccoli produttori agricoli, come accennato, soprattutto italiani. Insomma, dove stranamente abbiamo un primato non diciamo niente se vogliono comprometterlo; dove invece avremmo modo di migliorare (leggi risparmio ed efficienza energetica, nuove opportunità di lavoro, migliori condizioni ambientali ecc), ci “ribelliamo” ponendo veti?!Se qualcuno è in grado di darmi una risposta plausibile a questi continui ed estenuanti non-sensi ed ipocrisie (tralasciando il fatto che ovviamente si vogliano agevolare i profitti delle potenti lobbies dell’energia in un caso e del biotech dall’altro), per piacere, si faccia avanti. Tralasciamo poi il lungo discorso sulle implicazioni che queste compagnie hanno sulle comunità locali e sui diritti umani. Lasciamo quindi da parte il fatto che Monsanto, per esempio, con il suo orribile “gene Terminator” (che rende sterili i semi delle piante, costringendo i contadini a ricomprare di volta in volta le sementi per il successivo raccolto) ha portato all’indebitamento ed in molti, troppi casi, al conseguente suicidio centinaia di contadini indiani (per approfondire basta leggere uno degli interessantissimi libri scritti da Vandana Shiva). Lasciamo perdere anche il fatto che sempre Monsanto é stata una delle principali finanziatrici delle campagne elettorali di George W. Bush e, quindi, delle sue dissennate politiche. Parliamo solo di cibo. Perché si dovrebbe accettare ancora una volta passivamente il fatto che per ragioni più o meno “di mercato” ci dovremo ritrovare in tavola (e in realtà già succede) “organismi” di cui non sono ancora chiari gli effetti sulla salute umana?La battaglia sembrerebbe già persa. Colossi biotech, governo, Commissione europea, tutti pro-OGM. Rimangono due possibilità: la rivolta armata (poco plausibile e poco consigliabile) o cercare da subito di darsi da fare sia per attuare un radicale boicottaggio di tutto ciò di cui non sappiamo con certezza la provenienza, sia per praticare il più possibile l’autoproduzione almeno di frutta e ortaggi. O per lo meno cercare al più presto di imparare a farlo, visto che ovviamente sono cose che non si apprendono dall’oggi al domani. Per ora si parla di mangimi (ed anche per questo sarebbe consigliabile una dieta meno “carnivora”), ma non tarderanno, visto l’andazzo, ad imporci anche prodotti “totalmente” Ogm. Anche se il rischio di contaminazione riguarda, appunto, anche ció che mangiamo adesso.Questi non sono né allarmismi né pregiudizi, ma semplice buonsenso, unito al desiderio di sapere di cosa ci si nutre, di mangiare sano e, soprattutto, di mangiare ciò che si vuole. Vale anche per chi sostiene i cibi geneticamente modificati, ci mancherebbe. Vale anche per il Professor Veronesi, che li ha ribattezzati “Organismi geneticamente migliorati” (4). Ma queste “migliorie” della biochimica hanno come già detto effetti tuttora sconosciuti sulla salute umana. Anzi, test su topi nutriti con Ogm hanno dato risultati preoccupanti, in particolare legati alla fertilità (5), mentre uno studio realizzato nel 2002 su un gruppo di persone ha dimostrato che la soia geneticamente modificata può trasferire il suo materiale genetico ai batteri del sistema digestivo, o addirittura aumentare i rischi di cancro (6). Quelli “biologici”, invece, sono da sempre il nostro nutrimento, sono ciò che ci ha permesso di sviluppare quelle doti che ora, da ingrati ed arroganti che siamo, vogliamo usare per sfidare ancora una volta la natura che ci ha creati, mascherando addirittura il tutto di una disgustosa ipocrisia (sconfiggere la fame del mondo, ridurre l’uso di acqua e pesticidi ed altre ignobili menzogne di questo tipo).Una battaglia forse già persa in partenza, dicevo, ma che in ogni caso varrà la pena combattere, anche perché contro i pezzi grossi di cui sopra, si schierano comunque agricoltori (Cia e Coldiretti), consumatori (Adiconsum e Federconsumatori), distribuzione (Legacoop, Confcooperative), molte associazioni e movimenti e soprattutto, nonostante le campagne mediatiche e di marketing, la stragrande maggioranza degli italiani e degli europei, i quali per loro fortuna sanno ancora che cosa vuol dire assaporare e nutrirsi di cibo nutriente, gustoso e sano.
Fonti:
(1): espresso.repubblica.it(2): http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=22471(3): aamTerraNuova(4): http://www.fondazioneveronesi.it/allegati/200801101043550.130307Ogm.pdf(5): http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2008/11/il-mais-ogm-riduce-la-fertilita-nei-topi.html(6): http://web.vita.it/news/view/28068

mercoledì 26 novembre 2008

CONFESSIONI DI UN DELINQUENTE


Leggo spesso il blog di Beppe Grillo, e la maggior parte delle volte non trovo molto interessanti i commenti che vengono scritti ai suoi post.


Tuttavia oggi, ne ho trovato uno che MERITA veramente un applauso!


"EBBENE SI! E' ARRIVATO IL MOMENTO! Ho deciso di costituirmi. Si, signor ministro Tremonti, signor presidente del consiglio. La colpa è tutta mia. Mia e di tutti quelli come me. IO sono il colpevole del freno al PIL!!!Perchè ho un televisore che ha 20 anni. Se mi capita qualcosa di rotto sottomano la riparo, la metto a posto (me la cavo un po' con tutto, per mia fortuna) e la vendo o la regalo a chi ha bisogno. Perchè mi ostino a non cambiare il cellulare dopo più di tre anni, nonostante le insistenze degli operatori; perchè se mi si rompe qualcosa la riparo e poi la riparo ancora, fino ad essere certo che proprio non può essere riparata. E cerco di far da solo ogni lavoro. Mi compro una macchina incidentata e me la riparo, spendendo il minimo indispensabile; e anche le piccole riparazioni sia dell'auto che a casa le faccio io. A casa mia non è mai venuto un fabbro, o un elettricista o un tecnico della lavatrice o un falegname. Tempo fa ho comprato un rasoio elettrico e sfrutto la moda del capello corto (e anche la mia calvizie che avanza) da anni non vado da un barbiere.Non mi sono mai indebitatto per le ferie o per qualcosa di FUTILE. Esco poco mangiar fuori piuttosto invito gli amici a casa.Se posso baratto: Ora vivo al nord, ma giù nel mio paese il baratto si praticava ancora fino a qualche anno fa. Mia mamma cuciva o rammendava un pantalone e la vicina in cambio le dava la farina, verdura, legumi. Non tengo soldi in banca. Solo il minimo per pagare il mutuo e quando sarà estinto chiuderò il conto. Ho il giardino e ci coltivo la verdura e la frutta. E appena posso mi costruirò il caminetto e mi scalderò con legna. Lo so che sto commettendo un CRIMINE contro l'economia, ma finchè non mi avranno beccato continuerò a "delinquere". E non mi sento nemmeno in colpa se non faccio girare l'economia. Mi spiace, signor presidente del consiglio, ma non risponderò al suo appello di non smettere di consumare se no le sue aziende vanno a puttane. Anzi un po me lo auguro!
Dino C., Leinì

martedì 11 novembre 2008

IL CONSUMO DI CARNE E LA FAME NEL MONDO


Quando si pensa al problema della fame nel mondo, alla fine, scagli la prima pietra chi non ha mai pensato: " ma io non potrò mai fare niente, la colpa é dei loro governi,ecc...".

L'articolo che posto oggi mi ha colpito, perché dimostra che operare un cambiamento anche in situazioni che ci sembrano fuori dal nostro controllo, é non solo possibile, ma anche facile, basta volerlo. .......dimezzare il proprio consumo di carne .....provate a pensarci.....
Abbondanza o carestia: produzione di carne e fame nel mondo.

Nel Newseum di Washington è esposta una foto straziante, scattata da Kevin Carter nel 1993, di un bambino sudanese raggomitolato sul terreno, con il ventre gonfio dalla sindrome di Kwashiorkor e le gambe tanto esili da non poterlo sostenere: a rendere il quadro maggiormente inquietante l'immagine dell'avvoltoio appollaiato a pochi passi da lui. Questa fotografia, che è valsa all'autore il premio Pulitzer, è il simbolo del prezzo che i paesi sottosviluppati del mondo pagano per le carestie.
Tragicamente, il problema della fame nel mondo è solo peggiorato negli ultimi quindici anni - questo è affermato chiaramente nel report del "Centro per gli studi strategici ed internazionali" (CSIS) rilasciato il 29 luglio scorso. Il Centro raccomanda interventi urgenti di sostentamento a lungo termine, e chiede "un approccio strategico degli USA alla crisi mondiale del cibo."
Dire "crisi del cibo", tuttavia, fa credere che essa sia causata da alcuni fenomeni di causa-effetto a breve termine, e infatti la "tempesta perfetta" della crescita dei costi energetici, l'accaparramento di cereali, i sussidi governativi, le siccita' e la domanda di biocombustibili distolgono l'attenzione dagli interessi di una radicata industria e da una soluzione che né gli strateghi del CSIS né tanti attivisti in campo sociale vogliono contemplare: eliminare la produzione di carne.
"Aaah!" direte. "Non toglietemi le mie bistecche e i miei cheeseburger". Il "mangiar carne" e' talmente radicato nella cultura occidentale che il solo proporre di eliminarla, sia pure per salvare il mondo, richiede una discussione. Va bene, facciamola.
Le Nazioni Unite stimano che 854 milioni di persone - quasi il 13% dell'intera popolazione mondiale [e quasi 2 volte la popolazione dell'Unione Europea] - soffrano costantemente la fame. E il problema non fa altro che peggiorare. Josette Sheeran, direttore esecutivo del Programma alimentare dell'ONU ha dichiarato che "l'indice di povertà del mondo è in crescita".
Come in crescita è anche la nostra fame di carne. Come osserva Gene Buar in "Farm Sanctuary: Changing Hearts and Minds About Animals and Food", negli Stati Uniti, nel 1950 vi erano 50.000 fattorie che producevano 630 milioni di polli "da carne". Nel 2005 c'erano 20.000 aziende in meno, ma producevano 8,7 miliardi di polli da carne. Il che comporta il consumo di un'enorme quantità di mangime. In effetti gli allevamenti intensivi consumano ogni anno 157 milioni di tonnellate di leguminose, cereali e altre proteine vegetali, per ricavare 28 milioni di tonnellate di proteine animali per il consumo umano. Un utilizzo molto inefficiente delle risorse che impiega nutrienti a base vegetale che potrebbero servire per sfamare gli esseri umani invece che diventare mangime per animali.
Jeremy Rifkin, presidente della Fondazione sui Trend Economici di Washington, DC, afferma: "Ci sono popoli che soffrono la fame perché gran parte della terra arabile viene utilizzata per coltivare vegetali che diventano mangime per animali invece che cibo per gli uomini". Riporta poi l'esempio della carestia del 1984 in Etiopia che è stata causata dall'industria della carne: "mentre la gente moriva di fame, l'Etiopia produceva semi di lino, di cotone, di colza destinati agli allevamenti europei". Milioni di ettari di terreno nei paesi in via di sviluppo sono usati a questo scopo. Tragicamente, l'80% dei bambini affamati vivono in paesi che paradossalmente dispongono di eccedenze alimentari che vengono però usate per nutrire animali destinati al consumo nei paesi ricchi."
La crescita della domanda di carne è particolarmente drammatica nei paesi in via di sviluppo: "In Cina il consumo di carne è in rapida crescita per via dello sviluppo e dell'urbanizzazione, ed è piu' che duplicata rispetto alla generazione passata" dice Rosamond Naylor, professore associato di economia all'università di Stanford. Il risultato è che la terra che prima era destinata a produrre grano per le persone, ora viene utilizzata per produrre mangimi destinati a polli e maiali.
L'USDA (Dipartimento di Stato per l'Agricoltura degli Stati Uniti) e le Nazioni Unite dichiarano che utilizzare un ettaro di terra per allevare bovini produce circa 22 kg di proteine. Se invece lo si coltivasse a soia, lo stesso ettaro renderebbe 403 kg di proteine. La zootecnia inoltre spreca preziose risorse idriche. I biologi Paul e Anne Ehrlich fanno notare che per coltivare un kg di frumento servono 200 litri d'acqua, mentre 1 kg di carne richiede dai 20.000 ai 40.000 litri.
Ecco un altro modo di guardare al problema. Secondo il gruppo Vegfam, un terreno di 4 ettari può "dare da mangiare" a 60 persone se viene coltivano a soia, a 24 se coltivato a frumento, a 10 se a granturco e solo a 2 se utilizzato per l'allevamento del bestiame. Negli USA, riducendo anche solo del 10% la produzione di carne si avrebbe cibo vegetale per sfamare 60 milioni di persone: così stima il nutrizionista Jean Mayer. Sessanta milioni di persone sono la popolazione della Gran Bretagna, una nazione, che, detto per inciso, potrebbe sfamare 250 milioni di persone con un'alimentazione completamente vegetale.
Non deve sorprendere che l'industria della carne metta in discussione questo tipo di dati. Ad esempio sostengono che il frumento e la soia coltivati per gli animali non sono di qualità adatta al consumo umano (andatelo a dire al bambino che muore di fame). E' pero' difficile negare il fatto che la zootecnia usi terreni e acqua che potrebbero servire per produzioni vegetali ad uso umano.
Come osserva Rifkin, è ironico che milioni di persone nei paesi sviluppati stiano morendo a causa di malattie del benessere come ad esempio attacchi di cuore, diabete e cancro, causati dal consumo di alimenti di origine animale, mentre nel terzo mondo stiano morendo a causa di malattie dovute alla povertà causata dal vedersi negato l'accesso alla terra da coltivare per le loro famiglie.
"Siamo in grande ritardo nell'affrontare globalmente il tema di come promuovere una dieta vegetariana variata e con alto contenuto di proteine per il genere umano" afferma Rifkin, il cui libro "Ecocidio - Ascesa e caduta della cultura della carne" affronta proprio il paradosso morale del consumo di carne.
Tutte quelle bistecche e cheeseburger valgono davvero tutte le vite che si prendono - umane e non umane? Sarebbe ingenuo pensare che il mondo possa diventare vegetariano dalla sera alla mattina, o anche in pochi decenni. Ma guardando la potente fotografia di Carter non posso fare a meno di credere che sia vergognosamente sbagliato il modo in cui trattiamo chi con noi condivide il pianeta. Se vogliamo lasciare un mondo vivibile alle future generazioni dobbiamo fermare questo disastro causato dalla produzione di carne e abbracciare uno stile di vita più rispettoso.
Fonte: Mark Hawthorne, Feast or Famine: Meat Production and World Hunger, 9 agosto 2008

venerdì 31 ottobre 2008

MAMMA, ME LA FAI LA GIUSTIFICA?


Ho una figlia di 14 anni che ha iniziato il primo anno di Liceo Linguistico.
Perché questa scelta? A parte la predisposizione innata per le lingue straniere e la matematica, il ragionamento fatto, da lei, ci tengo a precisarlo, é stato: voglio studiare più cose possibili in maniera che, con la conoscenza delle lingue straniere, un domani, in caso di necessità, io possa studiare o lavorare all'estero....
E io che cerco di farle capire che se vogliamo e ci impegnamo tutti, a partire da noi per primi, possiamo trovare la maniera di migliorare le cose, cercare di preparare un futuro migliore per loro, ecc. ecc.....
E lei mi guarda con quegli occhi come per dire: ..."ma stai farneticando?"....
Poi arriva il decreto Gelmini.
Lei mi chiede informazioni, vuole capirci qualcosa, e così le stampo articoli, post dei blogger, a favore e contro, insomma cerco di darle più informazioni possibili, non mi sembra vero di poter mettere mano a tutte le mie preziose fonti per metterle al suo servizio.
Qualche giorno fa mi chiede: "mamma, se vado al corteo studentesco, mi fai la giustifica?..."
Mi sono venute le lacrime agli occhi!
Ieri mattina ho accompagnato lei e altre due sue amiche al corteo organizzato dagli studenti dei Licei di Crema, io discretamente mi sono tenuta in coda mentre me la "bevevo con gli occhi" che si teneva per mano con gli altri, urlando slogan a squarciagola...
Si é svolto tutto nella massima calma e civiltà.
Una signora ottantenne mi si é avvicinata chiedendomi cosa stessero facendo tutti quei ragazzi e quando gliel'ho spiegato, mi ha risposto: "Giusto, giusto, ...hanno ragione".
Nei miei cinque, lontani anni, di Liceo Scientifico, non ho mai partecipato a nulla del genere, non ho mai distribuito volantini, né protestato per qualcosa....erano gli anni dei paninari e si cercava di diventare quello che non si era. Non ne sono molto fiera, in effetti.
E' anche vero che in quegli anni, non c' era la Gelmini....oh Santo Cielo, devo ringraziare Mariastella per aver risvegliato il senso civico di mia figlia??!!


giovedì 23 ottobre 2008

La crisi e le soluzioni per un minimalismo economico

di Albino Bordieri.
L’economia è di tutti.Partiamo da questo semplice principio: l’economia non deve essere fatta per il benessere di pochi e non deve essere gestita e interpretata dai super esperti, nuovi sacerdoti di una religione fasulla.Tutti noi facciamo economia ogni giorno: comprando, vendendo, scambiando ciò che ci serve per vivere. Non lasciamoci impressionare da calcoli astrusi e termini tecnici. Se un sistema economico riduce la gente sul lastrico o crea la fame, questo sistema è sbagliato. E se è sbagliato dobbiamo toglierlo dalle mani di chi lo ha ridotto in questo stato pietoso. Il sistema economico è nostro e dobbiamo riprendercelo.Detto questo, e supponendo che siate d’accordo, come possiamo fare a riprenderci il sistema economico? Come possiamo tirarci fuori dalla melma dove ci hanno trascinato, facendoci promesse di ricchezze e crescita infinita?Lasciate perdere i super esperti economici, che parlavano del mercato globale e della globalizzazione promettendoci ricchezza, ora sono gli stessi che ammettono di essersi sbagliati, gli stessi che propongono a volte l’opposto di quello che dicevano prima.Deve esserci un modo, un modo semplice, che anche i non esperti possono capire. Non so se è quello giusto, ma io un metodo vorrei proporlo, una soluzione immediata basata su tre principi.
1) Pensare vicino
2) Produrre il necessario
3) Sostenere i piccoli
Mi spiego meglio:Pensare vicino. Procurarci quello che ci serve più vicino possibile. Non importare nè fare trasportare da lontano tutto quello che può essere prodotto localmente. Se anche il prezzo fosse leggermente superiore, sono comunque soldi che aumentano gli scambi locali, ricchezza che rimane vicino a noi invece che fermarsi in qualche banca lontana.Sono risorse che vanno al nostro vicino, che a sua volta avrà soldi per richiedere i nostri servizi. Tutto quello che si compra, si scambia o si dona localmente ci aiuta a sostenere la nostra comunità, i nostri amici, i nostri vicini e in definitiva noi stessi. Evitare l’inquinamento è solo uno degli aspetti, ci sono anche i vantaggi dell’occupazione locale, del conoscersi e confrontarsi localmente, dello scambio di idee e di risorse.
Produrre il necessario. I super esperti di economia, gli stessi che ci hanno ridotto in uno stato di incertezza che distrugge la nostra anima oltre che la salute, ci suggeriscono che il sistema migliore è produrre prodotti di qualità da esportare.Sbagliato. C’è bisogno di fare muovere il denaro, e per muovere il denaro bisogna produrre i beni di più ampio consumo a basso costo. I prodotti di qualità li possono comprare solo i ricchi, gli stessi che ora hanno in mano capitali medio grandi e non vogliono investirli per paura di perderli.Qual’è la causa principale di una crisi? Poche persone controllano capitali enormi, queste poche persone perdono la fiducia nei mercati e smettono di investire.Non si può far girare il mercato producendo prodotti per loro. Bisogna produrre per chi spende il 100% del suo capitale, non per chi lo tiene fermo.Quindi produrre beni essenziali, in base alle richieste della gente comune. Se la gente comune spende, o se fa baratti, o se da lavoro in cambio di merci, i grandi capitali diventano quello che sono: carta straccia. Carta che non ha un valore reale.Produrre il necessario significa cambiare i paradigmi dell’economia odierna, dove si produce prima di sapere ciò che serve, dove i costi della pubblicità sono più alti dei costi di produzione. Significa ristabilire la priorità della domanda sull’offerta. Si produce solo quello che la gente ha realmente bisogno. senza sprechi e senza grandi marchi.
Sostenere i piccoli. Riprendiamoci il nostro potere economico. Lo abbiamo dato ai grandi capitalisti, alla grande distribuzione, ai grandi marchi che in realtà non producono niente.Come abbiamo fatto? Abbiamo comprato i loro prodotti, ci fidiamo di marchi che non hanno dietro alcuna produzione propria, diamo soldi a chi ne ha già tanti.Sostenere i piccoli significa comprare direttamente dai produttori, sostenere le piccole imprese, aiutare chi produce piccole quantità.Per fare questo possiamo fare gruppi d’acquisto solidali o cooperative di consumo da una parte e cooperative di produzione e consorzi dall’altra parte.Abolire la schiavitù dai marchi, ristabilire il contatto umano con le persone che lavorano per noi, per fornirci quello che ci serve a vivere.Sostenere gli artigiani, i contadini, le piccole imprese di servizi che possono fornirci prodotti di qualità. Le grandi imprese non fanno altro che servirsi di queste stesse persone, pagandole pochissimo e rivendendo il loro lavoro a prezzi stratosferici.Aiutare ed organizzare i piccoli produttori è un’impresa difficile, ma fra un pò sarà l’unica cosa possibile per vivere dignitosamente e consentire agli altri di fare altrettanto.

giovedì 16 ottobre 2008

UTILE MISCELLANEA

Oggi segnalo alcuni post interessanti degli ultimi giorni su svariati argomenti che dovrebbero essere divulgati senza esitazione.
Tracollo banche e borsa: volete capirci qualcosa? Illuminante nella sua semplicità questo post di Marco Cedolin. Leggetelo, inorridite e prendete nota!
Governo: volete sapere cosa stanno combinando i "nostri" cari politici? Interessante l'ultimo intervento di Travaglio in "Passaparola".Leggetelo, inorridite e prendete nota!
Truffa formaggi avariati: ...sempre peggio, ecco un altro post di Marco Cedolin. Leggetelo, inorridite e prendete nota!
Alimenti animali: per chi, come me, convive con amorevole passione con un cane o un gatto (nel mio caso, entrambi), immagino sarà uno choc leggere questo post su cosa utilizzano e soprattutto come viene testato il cibo per animali dalle aziende produttrici. Leggetelo, inorridite e prendete nota!

Ok!...i post dell' orrore sono finiti! Adesso ce ne sono alcuni più positivi:

Energia: interessante questa riflessione sul futuro della distribuzione energetica che ho trovato sul sito del Movimento per la Decrescita Felice.
Energie alternative: ecco intanto cosa fanno in altre parti del mondo: dal blog di Marco Boschini.
Rifiuti: é finalmente uscito il libro curato dal Dott. Stefano Montanari " Lo stivale di Barabba", una raccolta di testimonianze che ci possono aiutare a " fare un po’ di chiarezza su di un argomento tanto controverso come quello dell’origine e del trattamento dei rifiuti. "
Universo detersivi: ho trovato una guida ecologica per un nuovo approccio nei confronti di questi prodotti sempre più costosi per l'ambiente e per le nostre tasche. E se riuscissimo a farne a meno?...
Per oggi é tutto. Spero di esser stata utile!


mercoledì 8 ottobre 2008

L'UOVO DI COLOMBO


dal blog http://www.decrescitafelice.it/ riporto questo intervento di Marco Boschini. Concordo con lui che inizitive di questo genere andrebbero fatte conoscere e diffuse in maniera capillare, perché con tutti i problemi che ci assillano ogni giorno, é pur vero, che ...qualcosa si può fare!

Che gli enti locali possano interpretare un ruolo molto importante nella politica dei cambiamenti climatici è cosa nota, almeno per i “frequentatori” dei comuni virtuosi. Infatti le responsabilità e le potenzialità delle autorità locali, soprattutto dei comuni, incidono sia sulle scelte amministrative che sui comportamenti dei cittadini.Secondo alcuni calcoli in Italia circa il 30% delle emissioni di gas, che alterano il clima, sono conseguenza di azioni e politiche locali.Le amministrazioni sono chiamate a decidere sullo sviluppo del territorio, riducendo i consumi energetici, promuovendo la produzione di energia da fonti rinnovabili, incentivando il trasporto pubblico, intervenendo nei processi industriali, organizzando la gestione dei rifiuti, influenzando positivamente lo stile di vita quotidiano dei cittadini.Comportamenti virtuosi e politiche innovative attuate dalle pubbliche amministrazioni, insieme alle imprese ed ai cittadini, possono ridurre enormemente le emissioni di CO2. Non solo.Le Amministrazioni pubbliche che riescono ad applicare politiche di riduzione delle emissioni, contribuiscono anche a far diminuire la spesa pubblica, in quanto sia l’attuazione del processo di raccolta differenziata che la realizzazione di impianti di produzione di energia alternativa portano a sicuri risparmi.C’è da rimanere quindi senza parole analizzando nel dettaglio il progetto “Sole, ambiente, risparmio”, promosso dai comuni di Olivadi, San Vito sullo Ionioe Cenadi, paesi confinanti in provincia di Catanzaro (i primi due soci dell’Associazione Comuni Virtuosi). Il nostro “Viaggio nell’Italia dei Comuni a 5 stelle” fa rotta verso Sud, in quella parte di meridione che non fa notizia, anzi che quasi quasi è meglio tacere. Il Sud delle buone notizie e degli esempi da seguire. Il Sud dei politici per bene, onesti e intelligenti e sereni.Il progetto “Sole-Ambiente-Risparmio”, proposto dai tre comuni, sensibili al risparmio energetico e all’utilizzo di fonti rinnovabili, è nato seguendo una buona prassi del comune di Colorno (PR), che a sua volta aveva preso spunto dal Comune di Castellarano (RE), e che oggi è ripreso in diversi territori italiani.Questo progetto potremmo definirlo “l’uovo di colombo”, perchè parte da un’idea semplicissima: fare gruppo per ottenere il massimo dei vantaggi nell’installazione dei pannelli solari e del fotovoltaico.Se si pensa che oggi in Calabria si installano, in un anno, pochi impianti fotovoltaici, con questo progetto, solo nei tre comuni saranno installati oltre 300 impianti, ciò significa che l’azienda installatrice ha potuto applicare sconti altrimenti impensabili.La realizzazione dell’impianto è a costo zero. I cittadini non devono togliere un euro dalla tasca, perchè grazie ad un accordo concluso dai comuni con la Banca di Credito Cooperativo Centro Calabria di San Vito sullo Ionio, un protocollo d’intesa con il quale la banca si è impegnata a finanziare totalmente il costo e l’installazione dei pannelli applicando un tasso fisso del 5,90%, ogni cittadino è libero di regalarsi energia pulita, autoprodotta, abbattendo drasticamente la propria spesa per la bolletta energetica.Il finanziamento sarà per un massimo di 14 anni con rate semestrali, pagate mediante gli accrediti della tariffa incentivante che il GSE effettuerà durante l’anno, su un apposito conto corrente bancario che il cittadino dovrà aprire presso la banca.Con le somme che il GSE erogherà al cittadino, in base alla quantità di energia prodotta e per venti anni, l’intero costo dell’impianto sarà ammortizzato in 12-14 anni, per cui negli anni, oltre ad avere l’energia gratis, il cittadino incasserà parte della tariffa incentivante e dal dodicesimo-quattordicesimo anno in poi l’intera tariffa che ammonta a circa 600,00 euro all’anno per ogni KWp di fotovoltaico installato.Per l’installazione dei pannelli fotovoltaici è stato stipulato un protocollo d’intesa con la Azienda G.F.C. - TER, che ha proposto la migliore offerta qualità/prezzo per la realizzazione dell’impianto chiavi in mano, offrendo tra l’altro la copertura assicurativa fino a 14 anni e la manutenzione gratuita dell’impianto stesso per i primi 5 anni.La validità del progetto “Sole-Ambiente-Risparmio” è duplice: fa risparmiare denaro abbattendo il costo dell’energia elettrica e riduce le emissioni di gas serra di 1.000Kg di CO2 per ogni KWp di fotovoltaico installato. I comuni non spendono nulla e incidono sull’ambiente molto più di tante belle parole e qualche brochure patinata…